La storia del tridimensionale


Un brevetto italiano, prodotto dalla prestigiosa Iso di Milano, che si impose in tutto il mondo

Castel dell'Ovo Negli anni ’50 imperversava la “mania” delle immagini tridimensionali, sia in cinematografia (Arch Oboler diede inizio alla proiezione tridimensionale ad occhiali polarizzati), che in fotografia. Si diffusero molte fotocamere 3D di varie ditte, tutte straniere, che utilizzavano il formato 35 mm. (135), formato all’epoca poco usato dai professionisti che preferivano il formato 120 (6x6), che assicurava migliori ingrandimenti. L’italiano Pietrangelo Gregorio, solito controcorrente, pensò di utilizzare il formato 120 anche per le stereoscopie, con l’intuizione di utilizzare il fotogramma 6x6 per ottenere due stereoscopie del formato 3x6. Costruiti i prototipi funzionali a Piedimonte Matese, il tutto fu ceduto alla ISO di Milano, una eccezionale ditta di precisione che lo rielaborò e lanciò la Duplex e, poi, la Super Duplex. Queste fotocamere, vinsero la concorrenza straniera, sia per il prezzo molto limitato che per la semplicità e l’economia delle stereoscopie: sul rollino da 12 pose 6x6, si ottenevano 24 stereoscopie del formato 3x6. All’epoca i migliori fotografi utilizzarono le Duplex per i loro servizi fotografici 3D, soprattutto per le cerimonie nuziali: le foto 3D costituivano, all’epoca, un motivo di “distinzione”.

Lo Stereoscopio

200 aC - Euclide

euclide La teoria della stereoscopia è molto antica. Già Euclide nel 200 a.c. comprese i principi della visione tridimensionale: ciascuno dei nostri occhi percepisce un'immagine leggermente differente dall'altro ed è la combinazione delle due immagini a fornirci la percezione della terza dimensione. Leggenda vuole che Euclide si accorse della differenza di percezione tra i due occhi osservando il proprio dito indice, posto a pochi centimetri dal naso, alternando l’occlusione dei due occhi (leggenda verosimile, in quanto chiunque nell’infanzia scopre questa differenza con questo semplice eserimento.

1560 - Gianbattista della Porta

 Gianbattista della Porta Napoletano (nato a Vico Equense 1538 morto a Napoli 1615. Usando la sua “camera chiara”produsse le prime coppie stereoscopiche.

1570 - Jacopo Chimenti

 Gianbattista della Porta Da Empoli (1554-1640) realizzó coppie di disegni affiancati, ripresi da due prospettive che dimostravano la diversità delle due immagini e la comprensione della visione binoculare.

1584 - Leonardo Da Vinci

 Leonardo Da Vinci Nel 1584 Leonardo da Vinci studiò la percezione della profondità (anche se il suo scopo era maggiormente legato a teorizzare i principi del disegno prospettico), stabilendo la diversità della immagini viste dai due occhi.

1883 - Nasce lo Stereoscopio

 wheatone Nel 1838, il Professor Sir Charles Wheatstone dimostra che, effettuando due disegni, riproducenti, il primo, l’immagine vista dall’occhio sinistro ed il secondo la stessa immagine vista dall’occhio destro ed osservandoli attraverso un sistema di specchi e prismi è possibile produrre artificialmente l'effetto della visione  Leonardo Da Vinci tridimensionale e nel giugno 1838, illustrando la visione binoculare alla Royal Scottish Society of Arts, propose di denominare l'apparato "stereoscopio”, al fine di indicare le sua capacità di rappresentare figure solide" (la parola è composta dai due termini greci stereos, solido, e scopos, guarda).

1848 - Sir David Brewster

 Brewster (nel 1816 aveva brevettato il caleidoscopio, dal greco kalos, bello, eidos, forma, e scopos, che guarda) apportò ulteriori miglioramenti allo  Brewster stereoscopio Fu l'interesse della Regina Vittoria, dimostrato a partire dalla Great Exibition of London del 1851, che rese molto popolare la stereoscopia: nel 1856, secondo Brewster, erano stati venduti già mezzo milione dei suoi stereoscopi, malgrado il costo fosse molto elevato.

Stereoscopio Holmes

 Brewster Oliver Wendell Holmes (1809-.1894). Intorno al 1860, Holmes inventò lo “stereoscopio americano”, considerato uno dei maggiori divertimenti del XIX secolo, attraverso il quale venivano visualizzate delle immagini in 3D.  Brewster Si dimostrò molto più conveniente rispetto agli altri stereoscopi in uso basati sullo stesso principio, imponendosi in tutto il mondo, risultando il più efficiente ed economico. Sia lo stereoscopio di Brewster che quello di Holmes divennero oggetto di intrattenimento in tutte le famiglie, che riunivano gli amici per mostrare le ultime novità, riprodotte a tre dimensioni. Il fenomeno era così diffuso da indurre, nel 1858, il pittore, Jacob Spoel a creare il capolavoro : “Donne allo stereoscopio”

 Brewster

Jacob Spoel (1858) . “ Donne allo stereoscopio”

Il colosso ed il pigmeo ovvero Golia e Davide

 Brewster  Brewster Stereoscopio Italiano: Lo stereoscopio di Holmes, il più diffuso fino al 1940, utilizzava le stereoscopie (le due foto affiancate) del formato 9x18 cm. che costituì lo standard di milioni di stereoscopie prodotte in tutto il mondo.

1948 Stereogregor

 Brewster Nel 1948 fu l’ italiano Pietrangelo Gregorio a creare una rivoluzione, col suo Stereogregor uno stereoscopio di piccolissime dimensioni, denominato “Stereogregor”, che presentava caratteristiche molto superiori a tutti quelli prodotti fino allora. Nel contempo, ideò un nuovo formato delle stereoscopie riducendolo dallo standard 9x18 cm. (utilizzato dallo stereoscopio di Holmes) al 6x13 cm. Questo nuovo formato divenne il nuovo standard universale, perché più economico e più funzionale: le due immagini affiancate erano del formato 6x6, molto in voga fra i fotoamatori dell’epoca (Rolleiflex, Ikoflex, Ikonta, etc.) e venne utilizzato da tutte le ditte produttrici di stereoscopi. Realizzato in Italia, nel laboratorio ottico di Piedimonte Matese, nel 1948, da Pietrangelo Gregorio, utilizza, per la prima volta, due lenti sferico-paraboliche grandangolari, che producono l’ effetto suggestivo della visione dell’ immagine a grandezza naturale con stereoscopie del formato 6x13 cm. Messa a fuoco variabile a .-4 a +4 dd. Piegato aveva dimensioni ridottissime (spessore 8 mm.) e poteva essere contenuto in un “portfolio”, compresa una serie di 20 stereoscopie. L’ingrandimento era quadruplo rispetto allo stereoscopio americano “Holmes”, che utilizzava lenti sferico prismatiche. Lo stereoscopio Holmes, con l’avvento dello steregregor, di venne obsoleeto e smise la produzione. Sulla falsa riga dello steroegregor furono prodotti diversi stereovisori dalle principali ditte del settore ed il formato 6x13 divenne universale.

1950 Viewmaster

 Brewster Negli anni 50 vi fu il boom di uno stereoscopio di piccole dimensioni ma molto efficiente, anche se l’ingrandimento delle immagini era molto modesto, presentava un buon rilievo 3D:  Brewster il famoso View Master. Ideato da William Gruber nel 1938 e commercializzato dalla Sawyer's Photographic Service, si diffuse soprattutto negli anni “50. in tutto il mondo, ancora oggi in commercio. Il visore stereoscopico usa dischetti di cartone, che recano 7 coppie di diapositive stereo. Il formato delle diapositive è di 11x10 mm. Buono l’effetto stereo, ingrandimento modesto.

1952 Lestrade Pietrangelo Gregorio

 Brewster Utilizzando diapositive del formato 13x18 mm. montate su un cartoncino, in coppia stereo, , Pietrangelo Gregorio ideò un visore che, invece del dischetto (che non poteva contenere più di 7 stereoscopie), utilizzava un cartoncino rettangolare, che poteva contenere 10 coppie stereoscopiche (o più coppie, aumentandone la lunghezza).  Brewster Il progetto venne elaborato, prodotto e commercializzato dalla ditta francese Lestrade, dando luogo all’ottimo stereovisore ”Lestrade”, che, rispetto al View Master, presenta un maggiore ingrandimento dell’immagine (dal 10x12 mm. a 13x18 mm.) ed un maggior numero di diapositive.

1952 Stereodia (lo stereovisore più plagiato)

 stereodia Con l’avvento della fotografia a colori, furono effettuate diapositive stereoscopiche con due foto del formato 24x36. Nel 1952 Pietrangelo Gregorio creò un particolare stereoscopio denominato “Stereodia” che, rielaborato, nel 1987, ottenne la medaglia d’oro al “17°Salon International des Inventions” di Ginevra, per le sue particolarità. Tra l’altro, vi era la possibilità di variare la distanza fra i punti omologhi delle diapositive. In effetti si rendevano convergenti tutti gli elementi, anche quelli disposti oltre la distanza interpupillare, riducendo detta distanza a 50 mm, pari alla misura del telaietto per diapositive 24x36. La visione tridimensionale risultava suggestiva e confortevole. Gregorio ideò anche un accoppiatore di diapositive, trasparente dello spessore di 0,4 mm, che conteneva una coppia stereoscopica, da inserire direttamente nello stereovisore. Nel corso delle Colombiadi, solamente a Genova, nel 1992, se ne produssero 200.000 esemplari. Per la sua efficienza è stato plagiato e prodotto da numerose ditte, anche multinazionali ( Zeiss, Kodak, Canon, Panasonic, Nikon, Loreo, etc.).


Breve rassegna

In questa breve rassegna si è voluto presentare l’ evoluzione dello stereoscopio e dei sistemi più usati. Si è messo in risalto che, fino al 1948, i sistemi stereoscopici (Weatsthone, Brewster, Holmes, etc.) differivano fra loro sia per il formato delle stereoscopie che per le diverse soluzioni ottiche utilizzate. Dal 1948 con l’avvento ed il successo dello stereogregor, ideato e costruito in Italia (da Pietrangelo Gregorio), si è stabilito un unico sistema ottico (oculari a lenti convergenti) ed un unico formato, per le stereoscopie su carta, il 6x13 cm. ed il 24x36 mm. per le stereodiapositive. Unificando gli standard, secondo quello italiano, si è semplificata la produzione degli stereoscopi prodotti dalle varie ditte, facilitandone la produzione e la diffusione. .